La Cetra d'Orfeo

MV 005/018

MV Cremona


Marina Bonetti, arpa doppia
Diego Cantalupi, chitarrone

 

Booklet essay

Diego Cantalupi

English, Italian

 

 
  01 C. Monteverdi, Toccata
  02 A. Guerrieri, Sonata ‘La Tità’
  03 Anonimo, Bella pedrina
  04 G. Kapsberger, Toccata VII
  05 B. Castaldi, Capriccio ‘Hermafrodito’    
  06 B. Marini, Passacaglio 
  07 G. Kapsberger, Sarabanda 
  08 Anonimo, Ciaccona 
  09 G. Kapsberger, Preludio I
  10 A. Falconiero, Suave melodia 
  11 G. Lambardo, Toccata 
  12 A. Kirker, Antidotum tarantulæ 
  13 B. Castaldi, Capriccio ‘Bischizzoso’ 
  14 A. Piccinini, Aria di Fiorenza 
  15 G. Kapsberger, Canario 
  16 T. Merula, La Monteverde 
  17 C. Monteverdi, ‘Pur ti miro’
 
 
		















 

 

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Il Seicento musicale rappresenta un periodo di particolare fermento: la nascita dell’opera in musica, la pratica del basso continuo, il canto a voce sola con accompagnamento strumentale. Anche i luoghi della musica cambiano: non sono più le piccole camere per la ‘musica reservata’, ma le grandi sale ed i teatri, che necessitano di voci possenti e strumenti in grado di sorreggerle. L’arpa e il chitarrone rappresentano due esempi eclatanti di come gli antichi strumenti, modelli ancora pressoché rinascimentali, vengano ‘rimodernati’, se non addirittura progettati ex novo, per adattare la potenza sonora ed i registri a questi grandi spazi. Ciò non deve stupire, dal momento che il canto accompagnato, e di conseguenza l’opera, nascono come ‘ricostruzione’ dell’antica monodia greca, in cui un cantore solista si accompagnava sulle corde della cetra: ecco allora che il ruolo degli strumenti a pizzico diventa primario, grazie al loro registro grave esteso e molto sonoro, ed alla possibilità di suonare il ‘piano e il forte’. In un piccolo trattato pubblicato nel 1607, il teorico Agostino Agazzari spiega l’uso degli strumenti che partecipano alla realizzazione del basso continuo (una scrittura sintetica per annotare l’accompagnamento), specificandone i ruoli; egli divide gli strumenti in due ordini, quelli di fondamento, che in pratica accompagnano e sorreggono le voci, e quelli di ornamento, che «scherzando e contrapontegiando, rendono più aggradevole e sonora l’armonia». L’arpa e il chitarrone vengono inclusi in entrambe le categorie grazie alla grande tipologia di ‘affetti’ che possono produrre con le loro «botte e ripercosse dolci, hor con passaggio largo et ora stretto e raddoppiate, poi con qualche sbordonata, con belle gare e perfidie, repetendo e cavando le medesime fughe in diverse corde e luoghi; in somma con lunghi groppi e trilli, et accenti a suo tempo, intrecciare le voci, affinchè si dia vaghezza al concerto e gusto e diletto all’uditori».